mercoledì, 17 giugno 2009
author: abigaill
category: parole, racconti, amici, giorni
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Lunedì la scrivania mi fissava con uno sguardo surreale.

E ora? 

Mi dicevo.

Come faccio a risalire così, dopo essere scesa in fondo come in apnea.
Mi fa male la testa, la distanza è troppa.
Dopo tre giorni a sporcarsi le mani, la faccia.
Dopo averci quasi creduto di appartenere davvero a quel mondo, a quelle parole.

E poi voi. Mi mancate.

Bah, direbbe il Murattore.
Io ho di meglio da fare. E smettila di guardarmi con quegli occhi dolci che non mi commuovi.

Bah, direbbe Sfumature.
Io non ti ho neppure salutato, ti ho lasciata andare senza uscire dalla stanza.  

Bah, direbbero le Bolle.
Io ho la mia vita, il mio equilibrio, e poi non ti conosco neanche.

Sono un po’ triste, ma faccio spallucce. E mi godo questa piccola malinconia.

Che sciocca femmina sentimentale.




giovedì, 04 giugno 2009
author: abigaill
category: racconti, amici
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Lei è una persona che stimo molto.

La stimo anche senza conoscerla personalmente, perchè la leggo ogni giorno da quasi un anno e le sue parole sono sempre fonte di stimolo per me.

A volte mi trova d'accordo, a volte no, ma certamente mi fa riflettere sul mio modo di vedere il mondo, mi pone dei dubbi, mi spinge al confronto.

E spesso le sue storie mi fanno ridere, di un riso bello e liberatorio, perchè lei è una persona reale, con problemi reali, che affronta la vita a Panzallaria, cioè con leggerezza, ironia e coraggio.

Le sue parole mi sono amiche. Rotolano intorno a me con un suono cristallino. E sono molto orgogliosa che siano proprio loro a comporre la prima recensione sul web al mio racconto.

Grazie Panz......

lunedì, 01 giugno 2009
author: abigaill
category: racconti, futuro
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copertina...sembra proprio che dal 28 maggio al 19 giugno possiate trovarmi nella rete metropolitana di Milano!

Le fermate incriminate sono:

DUOMO, CADORNA, CENTRALE, LORETO, LAMBRATE, PORTA GARIBALDI, PORTA VENEZIA, LANZA, MOSCOVA, AMENDOLA. 

...e se non bastasse, i racconti saranno presenti anche nella sede dell'università IULM e presso l'Informagiovani.

See you soon ;)

 

martedì, 26 maggio 2009
author: abigaill
category: racconti, futuro
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(...dal sito Subway)

Giovedì 28 maggio scopriremo insieme, nella consueta conferenza stampa di Palazzo Marino a Milano, i 12 autori di narrativa e gli 8 poeti le cui opere saranno in distribuzione all'interno dei juke-box letterari per l'ottava edizione nazionale di Subway-Letteratura.

Di seguito le tappe dei racconti itineranti:

  • Dal 28 maggio al 19 giugno i juke-box verranno posizionati nella metro di Milano
  • Da metà giugno in quella di Roma e Napoli e in altri luoghi di interesse pubblico a Bologna, Cesena, Faenza, Ferrara, Forlì, Imola, Mantova, Modena, Ravenna e Rimini, e nell'hinterland milanese
  • Da settembre nelle fermate dei vaporetti veneziani
  • Da ottobre, nella rete ferroviaria di Palermo.

In tutto verranno distribuite 4.250.000 copie.

Qui il mio "Non dire falsa testimonianza".

Nella credenza dovrebbe esserci ancora un po' di quell'ottimo rum scuro.

Ve lo offro volentieri.



mercoledì, 13 maggio 2009
author: abigaill
category: racconti, futuro
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...shhh....

Fino a tale fatidica data non posso dire niente di ufficiale.

Non rilascio dichiarazioni. Non concedo interviste.

Ho solo spedito giusto un paio di mail, agli amici più intimi...

...tutti e cinquemila.

Però sul blog mi pare male, non posso, davvero, proprio non posso.

Mi squalificano. Mi scomunicano.

Comunque voi il 28 tenetevi liberi, ecco.

sabato, 09 maggio 2009
author: abigaill
category: mondo
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Raccolgo l’invito di Zauberei e posto anche io questo video trasmesso da Gad Lerner durante l’ultima puntata de “L’infedele”.

In questi giorni, anche grazie alla (ex?) signora Berlusconi e alle attitudini cavernicole del suo (ex?) consorte si è acceso un notevole dibattito sulla questione dei modelli femminili dilaganti, dunque delle donne, dei loro corpi e di come questi vengano (da loro o meno) usati.

La discussione che –in rete ma non solo- tiene banco, si incentra soprattutto sul rapporto tra i ruoli delle donne proposti dal mezzo televisivo, che è ormai divenuto soggetto dotato di personalità propria: non più solo contenitore di vite altrui ma ora elemento famigliare –di famiglia- in senso stretto. Sorella TV ti presenta un mondo e i suoi abitanti, ma rispetto ad essi non è passiva: piuttosto è una specie di sorella maggiore che ti spiega come truccarti, come vestirti, cosa dire, cosa pensare di te stessa. Ti instrada (spesso in senso letterale), ti consiglia, ti fa da specchio. E’ invasiva, come molte sorelle maggiori. Non se ne sta al posto suo.

Ora, che la televisione mercifichi il corpo femminile oltre limiti ormai largamente offensivi per qualsiasi donna media emerge anche con la semplice visione di un paio d’ore di programmazione quotidiana. Dal documentario, che è girato molto bene, emerge invece anche altro. Innanzitutto un generalizzato senso di nausea dovuto alla concentrazione di immagini e parole montate in maniera compulsiva, che fanno rendere conto di una somma di gesti che si mischiano alla macelleria televisiva e la rivestono di significati ulteriori. Non è solo il vendere quarti di cosce e chili di tette a tutte le ore. E’ il fatto che questo diventi un modello, ad essere grave. E’ il fatto che i gesti femminili, del femminile profondo, non hanno spazio nel mezzo televisivo. Vengono svuotati di significato, resi invisibili.

Dice bene Loredana Lipperini quando cita l’unica contrapposizione che sembra emergere dal dibattito sulle donne in televisione e dalla mercificazione del corpo che loro stesse operano: da una parte le moraliste baffute, dall’altra le liberal in tacchi a spillo. Io sono d’accordo con lei. Non è questione di essere belle o meno, di voler mostrare le proprie gambe o meno. Il punto è che l’essere belle e mostrare le gambe è ad oggi urlato come unico modello femminile imperante. Una dodicenne che accende la televisione e vede solo donne il cui potere si esprime attraverso il mostrare le gambe penserà che, se vuole avere lo stesso potere, dovrà farlo anche lei. Con che coraggio questa è chiamata libera scelta?

Ho sempre rifuggito l’incanalamento in una gabbia di genere, le risposte automatiche dell’appartenenza a un gruppo, seppur vasto come quello delle donne. Ho sempre amato molto di più confrontarmi con le singole individualità senza crearmi un percorso obbligato, come spesso fanno le ideologie, all’interno delle quali ho sempre racchiuso anche il femminismo. Cioè, dicevo, chissenefrega se sono femmina o maschio, del nord o del sud, liceale o lavoratrice o tutt’e due. Chissenefrega cosa c’è prima di me, prima di questo discorso. Chissenefrega di quello che ci ha portato qui, che tu vedi guardando me e io vedo guardando te. Parlami. Punto. Scambia con me quello che riteniamo entrambi. Usa il linguaggio, le parole. Guardami attraverso di esse. Amami attraverso di esse.

Io ci sono sempre riuscita, grazie anche alla forma mentis con cui mio padre ha influito nella creazione della mia identità di bambina e dunque di femmina. Lui mi ha sempre visto e creato e cresciuto come essere dialogante, pensante e creativo che ottiene maggiore approvazione tanto più coltiva queste tre qualità. Il fatto di essere femmina è arrivato molto dopo, quindi ha acquisito un peso infinitamente minore, quello del tempo successivo, per intenderci, quello del tempo in cui il vaso è quasi asciutto e l’argilla ha già preso forma. Dunque dicevo. Io ho sempre pensato che questa cosa del valutarci reciprocamente in quanto femmine o maschi era una cazzata. Non sono mai stata femminista per il semplice motivo che nella mia testa non ce n’era bisogno.

Ma questo può essere vero solo fino a quando l’esistere in quanto creatura profondamente pensante e femmina nello stesso tempo non è messo in discussione. Altrimenti si cambia. Altrimenti il genere, non riconosciuto in quanto tale, ingabbiato in immagini sempre più umilianti di sederi appesi come prosciutti e timbrati tra le risate generali, ridiventa improvvisamente importante.

Si sente il bisogno di difendere solo ciò che messo in pericolo. E io inizio a sentire per la prima volta un moto reale di partecipazione di fronte a queste immagini. Non basta più che io le ignori, solo perchè non mi è mai interessata la televisione. Non importa più che la società delle immagini non sia uno spazio in cui mi ritrovo o mi confronto.

Questa subcultura è arrivata fino a me, fino ai confini dell’impero televisivo.

E mi offende a prescindere.

In quanto donna, ma soprattutto in quanto essere umano.

lunedì, 30 marzo 2009
author: abigaill
category: racconti
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Arieccomi!

Sopravvissuta a un trasloco. Abitante felice di una casa nuova e piena di scatoloni.

E tra le altre cose finalista di un concorso con altri 54 simpatici contendenti.

Considerando che non è un concorso di bellezza ma letterario, ritengo di poter chiedere a gran voce milioni di voti.

Il racconto è "Non dire falsa testimonianza" e si può leggere sul sito http://www.subway-letteratura.org/

La pagina è quella dei "finalisti 2009", per votarlo o commentarlo basta iscriversi al sito.

Come voti ci sono le stelline.

Uacciu uari uari

;)

 

lunedì, 02 marzo 2009
author: abigaill
category: film, passato
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giovedì, 26 febbraio 2009
author: abigaill
category: mare, amici, passato
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Mi ricordo di quell’estate come quella del mio primo vero gruppo, con quella pazza di Doris a fare da collante. Ero timida e pure bruttina mica male, con quel taglio a scodella che lasciamo perdere.

Quindici anni aspri.

A casa avevo gli amici profondi, pochi da tenere tutti in una mano, non un gruppo. I miei rapporti erano personali, di confidenza, di uscite tra pochi, in due o tre. Le dinamiche della collettività mi facevano arrancare. Stavo zitta, perlopiù, quindi scomparivo. E sinceramente non ero fatta per scomparire, quindi preferivo dinamiche più raccolte.

In breve, ero una rottura di palle già allora.

Il mare era bellissimo in quella Basilicata brusca, deserta per chilometri intorno. Avevamo un nido, con le tende e i letti a castello, quelle strane pensiline a listelli di legno che ci evitavano il fastidio di affondare con i piedi nella sabbia mista agli aghi di pino.

Doris era espansiva e piena di energia, la tipica ragazza curata, che si sa truccare e vestire, in città probabilmente non mi avrebbe degnato di uno sguardo. Ma lì eravamo in un altro mondo e lei non era così superficiale come voleva far credere, bastava grattare via un po’ della superficie dorata. E poi c’erano i tre romani. Tre ragazzi così diversi. Un angelo biondo, Jim Morrison sui generis, che Doris idolatrava. Un altro che sembrava sempre altrove, con gli occhi blu e un sorriso obliquo. E uno pieno di riccioli, che mi voleva bene.

Tanti altri metto sullo sfondo di quell’estate. Tanti nomi, tante persone, tante feste, tanta spiaggia, tanto stiamo insieme, tanto vieni anche tu, si, tu, quella timida, con quelle salopette colorate e i capelli da maschio, quella che a volte non sa cosa dire, quella che ha sempre paura di sembrare fuori posto.

Io avevo una storia da raccontare. La ricordavo a memoria, la recitavo in spiaggia la sera per tutti quelli che me la chiedevano. Era una storia scema che faceva un po’ paura. Non me la ricordo, ma ricordo come mi sentivo.

Avevo una parte. Nella rappresentazione c’ero anche io.

Amarcord.

PS Quello con i ricci ha fatto poi il fotografo. E, a dirla tutta, è parecchio bravo.

mercoledì, 18 febbraio 2009
author: abigaill
category: vita, amici, giorni
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Pensieri e parole di oggi (le opere e le omissioni al prossimo giro).

Primo pensiero del giorno

Tutti che si svuotano e poco poco riesco a farlo anche io. A volte mi sembra che il cammino verso la maturità sia qualcosa simile alla destrutturazione, qualcosa che assomiglia ad un togliere più che ad un aggiungere. Via le impalcature, via i travestimenti, via le reazioni automatiche. Lo spazio vuoto dovrebbe rimanere vuoto per almeno un po’.

Anche solo qualche mese, fino ad acquisire la giusta trasparenza.

Secondo pensiero del giorno

Ridere, ridere, ridere ancora. Quando non so che fare. Quando non ho idea di come reagire. Quando sento l’aggressività spingere dalle viscere. E vorrei lanciare un tavolo, urlare che cos’hai da guardare, cosa vuoi da me. Che una risata certo non mi seppellirà, non mi renderà ridicola. Mi darà il primo colpo in canna, se miro bene anche il definitivo.

In fondo io sono come mia madre: un clown. A cui hanno tirato via a forza il rossetto e la bombetta e il naso rosso, ma appena ti volti lei ti fa la boccaccia lo stesso. Perché è leggera dentro.

Val la pena di approfittare del dna, suvvia.

Terzo pensiero del giorno

Ballare (o provarci) non è poi così male. Mi diverte in modo impensabile sculettare davanti allo specchio di una palestra a ritmo di musica. Tutto merito di Ronald, americheeeeno nero e bello come il sole, il miglior ballerino del mondo che conosce muscoli ignoti ai più e te li scova anche se si nascondono. Anche se si rannicchiano dietro al pancreas e alla milza in silenzio silenzissimo. E sti cazzi, poi. Dopo un’ora con lui non ti muovi più per due giorni. Però vuoi mettere? Se me l’avessero detto un paio d’anni fa avrei avuto una crisi isterica.

Quarto pensiero del giorno

Oggi ho ricevuto in regalo una collana e un invito a cena. Ieri sera una telefonata che aspettavo da un anno. Sabato mattina una bellissima colazione. Venerdì sera una serata in cui mi sono sentita me stessa. Il tutto da persone interessanti (anche se una più speciale delle altre, ça va sans dire).

Quasi quasi inizio a invidiarmi da sola, va là.