
Prometto.
Un giuramento degno di Ambra Angiolini, tipo t'appartengo ed io ci tengo e se prometto poi mantengo.
Dunque. Premesso che:
Impara a tenerlo in bocca il sapore delle cose.
E scrivilo, che così un po’ di saliva te la togli da sotto la lingua e la sputi sul foglio.
Lei ti ha preso sul serio: crede a quello che sai scrivere. Ma ti chiede un passo in più. Non mostrarmi quello che hai fatto fino ad ora, mostrami cosa da ora puoi fare. Guarda avanti.
Prenditi sul serio anche tu. Basta con le celebrazioni di quello che è stato. Continua a vibrare, asseconda il movimento. Non crogiolarti nei traguardi già raggiunti. C'è n'è uno nuovo di fronte a te, forse quello che più desideri.
Puoi reggere questo peso. Lo conosci. Si chiama aspettativa. L'hai avuta sulle spalle per tanti anni e per motivazioni meno utili ai tuoi fini. Ora basta reggerla il tempo che ti serve a partorire di nuovo quella storia. Loro aspetteranno il tempo necessario.
L'ha detto anche lei, non avere fretta. La voce l'hai trovata, si sente dal racconto. Hai abbandonato la pomposa didascalia della prima giovinezza per approdare ad un mondo di personaggi credibili e di storie. Continua su quella strada, non mollare.
E soprattutto smettila di cercare equilibri immobili, di stare in cima ad una sedia alta in silenzio per non essere preda dell’animale che ti abita. Decidi di addomesticarlo. Ora gli strumenti li hai: sono tutti nelle tue mani.
Scrivi, scrivi, scrivi. E quando hai preso coraggio, vai in giardino e sveglia il gigante che dorme sotto l'albero.
I coccodrilli e gli orango-tanghi li lasciamo qui a Milano, con le loro borsette eleganti, le scarpe firmate e i due fili di cachemire, che tanto fa caldo e non serve. Li salutiamo con la mano, li ritroviamo a settembre. Forse per allora avremo capito quanto ci interessi la loro compagnia e quanto anche no.
I piccoli serpenti li abbandoniamo sull'aereo, liberi di vivacizzare la vita di anziane signore. Lingue biforcute non ne vogliamo più, meglio che utilizzino altre doti. Le cattiverie gratuite se le dicessero tra di loro, che tra rettili si intendono meglio.
L'aquila reale viene con noi, per ricordarci di volare alto. Non un volo a metà, non un dolce planare. Un bel volo alto e fiero, che è appena iniziato e che continuerà a lungo.
Il gatto è in vacanza dai nonni.
Il topo e l'elefante non sono pervenuti, ma abbiamo il pescio pallo. Che basta e un pochino avanza pure.
I leocorni non si vedono, come sempre. Speriamo di trovarli al mare, tra un tuffo e un altro. Ma in caso contrario non ci abbatteremo. Qualcuno diceva che l'essenziale è invisibile agli occhi. E io dopo tanti anni continuo ad essere d'accordo con lui.
Buona estate...
Lunedì la scrivania mi fissava con uno sguardo surreale.
E ora?
Mi dicevo.
Come faccio a risalire così, dopo essere scesa in fondo come in apnea.
Mi fa male la testa, la distanza è troppa.
Dopo tre giorni a sporcarsi le mani, la faccia.
Dopo averci quasi creduto di appartenere davvero a quel mondo, a quelle parole.
E poi voi. Mi mancate.
Bah, direbbe il Murattore.
Io ho di meglio da fare. E smettila di guardarmi con quegli occhi dolci che non mi commuovi.
Bah, direbbe Sfumature.
Io non ti ho neppure salutato, ti ho lasciata andare senza uscire dalla stanza.
Bah, direbbero le Bolle.
Io ho la mia vita, il mio equilibrio, e poi non ti conosco neanche.
Sono un po’ triste, ma faccio spallucce. E mi godo questa piccola malinconia.
Che sciocca femmina sentimentale.