giovedì, 27 marzo 2008
author: abigaill
category: giorni, , foglie
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galleggiare

...no, non sugli alberi le foglie. Perchè quelle di Ungaretti erano cose serie, cose di guerra. E io non ho intenzione di cadere dall'albero al primo soffio di vento.

Si sta, più che altro, come d'autunno foglie nel lago a galleggiare, lontano da tutto e soli con se stessi. Perchè è in momenti di grande intensità come questo che la voce si fa sentire, quella che dice ci siamo solo io e te e poi aggiunge che -peraltro- siamo la stessa persona, giusto per chiarire.

Si sta così, appena sopra la superficie, aderenti all'acqua, perchè di spazio per respirare ce n'è poco, bisogna spingere il naso all'insù e non lamentarsi se qualche goccia se ne scende nella gola.

Si sta con la propria pancia che amplifica i rumori e fa l'eco a una docile insicurezza che non vuole deludere le aspettative. Il vento non porta nessun rumore dalla riva, ripete la voce. La sfida, infatti, è solo mia e la sento che si agita sotto la pelle.

Ndr: Ho finito un libro che mi è piaciuto molto. Complice il periodo. La solitudine dei numeri primi, di Paolo Giordano, un dottorando in fisica con il dono delle parole che mi ha ricordato tanto il mio amico Ale e il suo racconto che ho letto mille e mille anni fa, in un altra vita. 

La solitudine dei numeri primi, non dei numeri uno.

E c'è una bella differenza.

 

 

sabato, 22 marzo 2008
author: abigaill
category: famiglia, passato
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Siamo a Brescia, dai miei. Pochi giorni dedicati alla ricarica delle batterie. Sonni ristoratori, passeggiate, uscite con gli amici e qualche acquisto. Si sta tutti vicini per scacciare il freddo. C'è un timido sole che prova a vincere la ritrosia uscendo di soppiatto dalle nuvole.

Domani ci attende una Pasqua dagli zii EmmaBernardoGeltrudeEmanuele in Franciacorta, a bere ottimo vino e a rimpinzarsi di spiedo, specialità tutta nostrana che Vit non ha avuto ancora il piacere di assaggiare.

E in questo caso, più dell'agnello è il maiale che ci rimette.

 

Auguri

 

Stavo pensando che è la prima festività in due anni che passo con i miei. Natale 2006 a Napoli, Pasqua 2007 a Trieste, Natale 2007 tra Napoli e Roma. Non che i miei siano tipi molto legati a queste cose -a Pasqua dell'anno scorso sono partiti per un campo in Albania e forse l'avrebbero fatto anche quest'anno se nonna fosse stata bene- ma in ogni caso non posso negare che mi faccia piacere.

Sarei più contenta se ci fosse anche mia sorella, ma tant'è, va bene così.

Durante questa full-immersion famigliare si è trovato anche il tempo di rivedere alcuni filmati d'epoca. Il più bello girato una primavera del '91. Io avevo dodici anni, Camilla quattro e Eric quasi tre. La nonna Rosa -quella esperta in parcheggi- era ancora viva. Gli zii di Aosta erano venuti a trovarci. C'era anche la mia amica Giulia perchè io a Sirmione in gita da sola con tutti quegli adulti e due bambini rompiballe non ci volevo andare.

Devo dire che non sono in un periodo particolarmente nostalgico della mia vita, ma rivedere quella videocassetta con l'audio da sottomarino mi ha un pelino commosso. E mi ha fatto venire in mente una serie di cose che non sapevo più di ricordare e che mi segno qui in ordine sparso, giusto per non farmele più passare di mente:

1. C'è stato un periodo della mia vita in cui ero magra magra, con i capelli lunghi e un ciuffo imbarazzante. Un periodo in cui sorridevo sempre e se qualcuno mi inquadrava inclinavo la testa di lato e con le dita delle due mani indicavo la V di vittoria, tutte ma proprio tutte le volte. C'è stato un periodo in cui facevo la scema e non mi vergognavo, perchè ero semplicemente una bambina.

2. C'è stato un periodo in cui Camilla era piccola, tremenda e bellissima. Aveva gli occhi enormi, nerissimi, profondi e il sorriso più grande del mondo. Mi copiava in tutto. Nei movimenti, nelle espressioni, nei gesti. Aveva tantissimi capelli in testa e con le mani cicciottelle raccoglieva lumachine e accarezzava la nonna (non proprio di seguito).

3. C'è stato un periodo in cui mia madre sembrava una suora laica. Si metteva gonne lunghe e grigie, non si tingeva i capelli e aveva una voce stridula e sempre arrabbiata. Ora ha i capelli rossi, dipinge, lavora con l'energia universale, ride spesso e volentieri ed ha un sacco di progetti. Però ha mantenuto il suo carattere diretto e schietto come un pugno nello stomaco, e io la amo anche per questo.

4. C'è stato un periodo in cui mio padre era l'anello di congiunzione tra suo cugino Massimo, il pianista valdostano e un terrorista delle BR. Barba lunga, occhiali scuri, capelli arruffati. Bellissimo, ma impressionante!

In breve c'è stato un periodo diverso da ora. Un passato che mi porto dietro. Magari pensarci ogni tanto mi permetterebbe di rallentare un po' la corsa...

Buona Pasqua a tutti. Soprattutto alla mia famiglia. ;)

 

mercoledì, 19 marzo 2008
author: abigaill
category: mare
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Dove voglio vivere

 

Voglio svegliarmi con addosso l'odore del mare.

Sentire sulla pelle il sale che crea una pellicola.

Respirare con i polmoni che ritrovano il loro spazio.

Nuotare al largo e tuffarmi dagli scogli.

Riempirmi gli occhi di verde e di blu.

martedì, 18 marzo 2008
author: abigaill
category: mare, cibo
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Ieri sono stata a Palermo per lavoro. Una sbattuta allucinante, vai e torna, corri qui e corri là. Però mille lodi ad una città ricca d'arte e di storia, con un clima e un'accoglienza meravigliosi.

E il mare. E che mare. 

Va beh, dicevo, ieri sono andata a Palermo e ho pranzato in un ristorantino delizioso, dopo una riunione che ha provato molto i miei nervi. Avevo una fame atavica provocata dalla tensione per una situazione che mi sono trovata di colpo a gestire e che -sempre se ne esco viva- si rivelerà certamente anche una bella opportunità. Continuavo a ripetermi devo fare bene, devo dare il meglio, devo essere perfetta anzi di più:una situazione ideale per il mio censore interno che già normalmente vive con una pistola puntata alla mia tempia. Figuriamoci ora. E che palle.

In ogni caso. Antipasti: pesce. Primi: pesce. Secondi: pesce. Granite: limone, per fortuna. In ogni caso ho spazzolato tutto neanche fossi un aspirapolvere. Il punto è che a me di solito non piace il pesce. Le cozze e le vongole, in mezzo agli spaghetti, me le mangio anche. Il fritto pure. Però sa di fritto, non di pesce.

Insomma ieri ho mangiato di gusto calamari, polipi in insalata, involtini di pescespada, pasta con le sarde e chi più ne ha più ne metta. Ma la cosa che mi ha sconvolto è stato il commento di un collaboratore siciliano: "certo che dai soddisfazione, si vede che ti piace il pesce".

Eh?

Il punto è che tutto sta cambiando e io pure. Veloce, veloce, veloce!

Il prossimo passo è diventare un'estimatrice della trippa in umido. Poi prendere ill brevetto di volo. E allevare ragni.

sabato, 15 marzo 2008
author: abigaill
category: tempo, giorni
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...che corrono via e non ti accorgi del loro andare, giorni in cui le ore sono scivolose come gli spicchi del mandarino quando schiacci sul palato i suoi filamenti lucidi sentendoli scappare tra i denti.

Ci sono giorni lenti, in cui tutto intorno hai solo una materia densa e appiccicosa, giorni in cui i minuti sono perle che cadono sul pavimento scandendo la conta del tempo.

Oggi è un giorno che voglio far andare al mio ritmo. Non veloce, non lento. Cosicchè non abbia sempre la tentazione di andarmene in giro nel passato e nel futuro come un passante alla fermata del tram, che misura la pensilina avanti e indietro, non riuscendo a stare fermo per più di un istante nello stesso punto.

Ho belle e inaspettate novità, ho giorni importanti a cui andare incontro, ho temi su cui lavorare, molta carne al fuoco, sia fuori che dentro. Ho bisogno di un tempo che vada al mio ritmo. Voglio trovarlo.

"Talvolta non ci sono parole per dare coraggio. Talvolta bisogna semplicemente buttarsi. Dev'esserci un certo punto nella vita di un uomo un momento in cui teme di più rimanere intrappolato nel letto asciutto di un fiume della psiche che di trovarsi in un territorio lussureggiante ma non segnato su nessuna carta. Quando una vita è troppo controllata, sempre più diminuisce la vita da controllare." C. P. Estés 

 

giovedì, 13 marzo 2008
author: abigaill
category: passato, neve
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Neve

 

Si è sciolta tutta, la neve? Ci sono giorni in cui penso di si, in cui sento forte l'arrivo della primavera, come lei che racconta degli alberi già in fiore e del sole che illumina il terrazzo. A volte invece mi rendo conto che ci vorrà ancora un po' di tempo.

Non che io non ami la neve.

Solo che pesa, un po'. E di stare curva e di arrancare in salita sono un po' stufa. Vorrei correre leggera, io che leggera non sono mai stata.

E ora ne ho davvero un disperato bisogno, di essere lieve, perchè vivo in una città che corre all'impazzata, che non si ferma mai e io così non le sto dietro, proprio non riesco. 

Ma ho fiducia, sento che manca poco. La sento sciogliersi e colare acqua sulle maniche e sulla schiena. Rimarrà solo una piccola pozzanghera ai miei piedi. Io la osserverò, finalmente salda sulle gambe e con le spalle dritte.

E ci salterò dentro con i miei stivaletti nuovi. 

mercoledì, 12 marzo 2008
author: abigaill
category: web
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Perchè uno quando inizia, inizia seriamente. Niente mezze misure. Mica quegli incipit dolci e progressivi, con i quali ci si avvicina alle cose sconosciute a piccoli passi. No no no! Sia mai! Come possono confermare quelli che mi conoscono davvero, il mio carattere mi porta a fare estrema fatica nell'individuare le sfumature. Bianco o nero, stop. O peggio, bianco e nero, con un po' di schizofrenia buona buona a saltare fuori quando meno te lo aspetti da dietro l'angolo. Sono melodrammatica, eccessiva. Con una montagna di energia, che cerco di comprimere in una scatola di fiammiferi ma evidentemente non ci sta. Sono un frullato di caratteri diversi, esageratamente opposti. Valdostana di padre, bresciana di madre, romana di nonno, calabrese di nonna e greca di bisnonna. Ma quando si tratta di fare le sceneggiate, più napoletana di Vitto, che è un partenopeo sui generis.

Comunque. Dicevo dell'iniziare. Tutto d'un colpo, un balzo e via, come in tutte le cose della mia vita incostante e incoerente. Però mi butto. E ora mi sono buttata nel webbe, no? Quindi sono due sere che mi inglobo nella sedia della scrivania senza neppure togliermi i vestiti dell'ufficio, senza prepararmi la cena, senza struccarmi, senza far altro che scaricare musica, leggere post, scrivere post, commentare post, inserire foto, cercare video su you tube, ecce ecce eccetera. Insomma, un'invasata che neppure quando avevo quindici anni e mi mettevo serate intere di fronte a Prince of Persia (NDR non la versione ultrasensoriale della playstation, ma quella fraffusa per PC con il principe monodimensione e il ciccione con la spada che difendeva la principessa).

Però un lato positivo c'è. Ho trovato un sacco di cose. Tipo questa canzone qui, un capolavoro di uno dei gruppi italiani che ultimamente preferisco, i Baustelle. L'album è interessante, colorato, poliedrico, dice un sacco di cose e ne nasconde altrettante, per fartele scoprire poco a poco. La canzone parla di un fatto di cronaca del 1981, la caduta di Alfredo Rampi in un pozzo a Vermicino e della spettacolarizzazione di quella tragedia che si verificò attraverso la rete pubblica. E' stato il primo esempio di "dolore in diretta", il primo di una lunga serie alla quale ormai siamo abituati grazie ai Porta a Porta e agli Studio Aperto e a chi per loro.

Complimenti ai Baustelle.

Però giuro che stasera il pc non lo accendo neppure. Mi cambio, preparo qualcosa per me e qualcosa per Billa che se no mi si attacca alla gamba e mi trasforma in patè, mi strucco, mi sdraio sul divano con un libro, mi rilasso. Ce la posso fare. Vero?

martedì, 11 marzo 2008
author: abigaill
category: favole
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Questa mattina non riuscivo a svegliarmi. Quando è suonata la sveglia mi sono trascinata in cucina senza accendere nessuna luce e, ad occhi chiusi, ho preso quattro biscotti e un bicchiere di succo d’arancia. Mi sono ritrascinata a letto cercando di non inciampare in Billa che mi miagolava intorno, nelle ciabatte, nella bottiglia d’acqua e mi sono messa di nuovo sotto le coperte. Seduta, con le gambe nel letto e la schiena appoggiata ai cuscini, a fare colazione nel buio e nel silenzio totale. Devo dire che intingere i biscotti nel succo e centrare la bocca senza gocciolare sulla spalla di Vitto che dormiva beatamente al mio fianco è stato abbastanza complicato. Però mi ha dato un senso di serenità che mi serviva. Non mi piace fare colazione da sola…ed è una tentazione troppo forte quella di restare ancora un po’ nel letto a trattenere il calore della notte.

 

Ero ancora parzialmente addormentata e mangiucchiavo i biscotti con gli occhi chiusi quando mi sono ricordata di un sogno fatto stanotte. Una specie di storia, anche se senza finale. Perché la sveglia è suonata. Mannaggia. Provo a scriverla prima che mi scappi via. Per il finale ci penserò nei prossimi giorni…

 

Una volta c’era un lupo che viveva in una foresta in Lapponia. Era un lupo bianco come tutti i lupi del nord ma aveva le zampe coperte di folto pelo rosso. Fin da cucciolo aveva dimostrato intelligenza e carattere e quando era diventato un lupo adulto il branco l’aveva scelto come capo. Si guadagnava l’onore del comando con il suo coraggio.

lupo2Aveva guidato il branco attraverso tanti rigidi inverni, alla ricerca di cibo e di un posto dove ripararsi. Aveva assistito alle nascite e alle morti che accompagnano la vita dei lupi e non si era mai tirato indietro davanti al pericolo. Si raccontava che avesse affrontato un orso, una volta, e ne fosse uscito vivo. E che fosse scivolato nel fiume ghiacchiato, nelle acque che uccidono, ma fosse tornato più forte di prima. Il lupo dalle zampe rosse era rispettato e temuto dal suo branco.

 

Passavano gli anni e il lupo invecchiava, ma il suo pelo rosso rimaneva folto e il suo coraggio immutato, come la sua indole solitaria. Gli piaceva ululare da solo alle stelle, che il Lapponia sono più vicine e il cielo brilla di luci.

lupo1Non aveva scelto una compagna per sé e non aveva cuccioli che portassero sulle zampe lo stesso pelo del padre. Lui era felice così, ma il nervosismo dei più giovani del branco si faceva più evidente ad ogni primavera. Erano cresciuti sotto la sua guida e si sentivano pronti a prendere il suo posto. “Non ci sono cuccioli che possano vantare di essere suoi figli”, dicevano, “e lui ormai è vecchio”. I più anziani, che avevano vissuto tutta la vita sotto la protezione del lupo dalle zampe rosse ringhiavano e mostravano i denti, ululando rabbiosi: “ingrati, come potete dimenticare cos’ha fatto per noi”. Ma i giovani lupi non mostravano nessuna paura.

 

Quell’anno l’inverno fu rigido e lungo. Il vecchio lupo faceva fatica a guidare il branco attraverso la neve e nel vento gelido alla ricerca di cibo. I giovani lupi non si fecero scappare l’occasione. “Vattene, ci porterai a morire!” ringhiavano. “Lascia fare a noi, siamo più giovani e più forti!”. Il lupo dalle zampe rosse li guardò con i suoi occhi taglienti. Avevano ragione?….Cosa doveva fare?…Qual’era la cosa giusta?…

 

Drinn

Drinn

Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin

 

Io me li sarei sbranati, così dava da mangiare al resto del branco. E già che c’ero stamattina mi sarei sbranata anche la sveglia.

 

 

lunedì, 10 marzo 2008
author: abigaill
category: aneddoti
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Incazzosa, dopo una domenica strana. Vediamo di iniziare la settimana con un po' di ottimismo e di volontà, che tutto passa...

Per la serie "passiamo una serata molto femminile - molto otto marzo - molto scendiamo in piazza e bruciamo i reggiseni", sabato ho partecipato a una cena tra amiche con annessa partita a taboo. Per chi non lo sapesse, taboo è un simpatico gioco in cui tirarsi i coltelli mantenendo il sorriso sulle labbra è facilissimo. Essenzialmente, mentre il tempo scorre bisogna far indovinare una parola alla propria squadra evitando come la peste di pronunciarne altre. Subito l'atmosfera si surriscalda e iniziamo a tirarci amabilmente calci sotto al tavolo. Ed ecco che restano pochi secondi di sabbia dentro la clessidra. Dai veloce, cambia carta, cambia cartaaaaaaaaaaaa

-Ah si si, questa era una ninfa...

-?

-Si, nell'....Odissea, con Ulisse e gli altri che...

-?

-...si fermano in un'isola e vengono trasformati in maiali

Momento di raccoglimento per una spiegazione così cristallina e degna di ammirazione. Strano però che non ci fosse "maiali" nelle parole da non dire...certo, una svista...però è evidente che l'otto marzo tra donne non è solo un'occasione goliardica e superficiale ma lascia spazio per la cultura con la "C" maiuscola, per un confronto con i temi classici ed immortali del viaggio, della ricerca di sè stessi...e peraltro qui vinciamo di sicuro...

Un coro si leva:

- Circe!

Momento di panico. La proprietaria della carta ha un sussulto.

-Azz...mi sembrava non fosse lei...

Ecco appunto. Per i posteri: la ninfa era Calipso.

sabato, 08 marzo 2008
author: abigaill
category: figuracce
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Eccoci, prima figura. Probabilmente la pubblicità la vedevo davvero solo io nella mia testa. Forse me la sono sognata. Ecco perchè la signorina mi diceva con enfasi tutte quelle belle parole. Come inizio non c'è male. La pubblicità è scomparsa in corrispondenza con la pubblicazione del post. Va beh...

In ogni caso, chi ben inizia è a metà dell'opera.