lunedì, 27 ottobre 2008
author: abigaill
category: vita, famiglia, passato
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Ma si che le ho più chiare, le idee.
E diciamocelo.

Ho masticato aria per tanti anni, in un vuoto pieno di polvere. Me l’hai regalato tu, perché altro non avevi. Un polmone buio chiamato casa, in cui ho capito come muovermi da subito, abituando gli occhi, prendendo le misure nelle mura strette, per non ferirmi. Mi sono accartocciata lasciando fuori solo la testa e a tratti guardavo la gente passare, con indosso le mie lenti e con la polvere in bocca. Quello che vedevo non aveva nulla di reale. E la maggior parte del tempo me ne stavo al caldo, a respirarmi sul petto.

Avrei potuto non uscirne mai, perchè fuori non c’era altro che buio e notte, dicevi tu.

O forse non me lo dicevi, ma ce l’avevi così scritto addosso che non potevo evitare di crederti.

Forse lei davvero voleva mandarmi lontano per evitarmi la cancrena. Forse io non avevo capito niente e tutta la rabbia e la gelosia avrei potuto risparmiarmele.

Il lavoro di questi ultimi anni è stato di rinforzo e amputazione.

Ero molle come il midollo, con la pancia preziosa alla mercè di tutti. Potevano infilarci le dita e l’hanno fatto ma i nervi sono ancora integri. Mi è andata bene.

Le parti che ho tagliato erano marce e stanche. A chi non mancherebbero? Erano la mia casa. Il letto caldo. Il crogiuolo. Lo sento, dove battono. Ma il loro richiamo non mi inquina più. Sono viva e non le rimpiango.

Il compito di domani è prendere i moncherini e farli germogliare. Ho fatto tanto spazio, sono salita su una montagna e ho panorami aperti da tutti i lati, il vento addosso. Adesso voglio solo respirare. Sono un albero dopo l’incendio.


giovedì, 16 ottobre 2008
author: abigaill
category: lavoro, figuracce
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L’altra sera mi appropinquavo ad andare a vedere una delle mille case di Milano in vendita. Spensi il pc e mi incamminai verso il bagno a passi felpati, perché -grande ed esplosiva novità del periodo- ero di fretta.

Così non me ne accorsi.

E mi imbattei in un grave, gravissimo errore.

Per precisione narrativa devo premettere che indossavo un vestitino di maglia, di quelli morbidi e leggeri (che qui sembra ‘na sera ‘e maggio, col caldo che fa) e un bel paio di stivali. Io, il mio vestitino e i miei stivali ci portammo dunque bel belli nel regalissimo wc dell’ufficio a fare una regalissima plin plin.

Nell’atto di riassettarmi per bene, commisi LA leggerezza: non mi accorsi che la cintura del suddetto vestitino (che normalmente stazionava tranquilla sul mio leggiadro lato B) si era incastrata nei collant, sostenendo in tal modo tutta la parte posteriore del vestito e creando un gradevole effetto sipario. E, in primo piano, troneggiava la mia biancheria a righe rosa e bianche di Snoopy (astenersi dai commenti su questo punto, grazie). Coperta dai collant, ma pur sempre intravedibile.

Ovviamente nella fretta non mi resi conto del fattaccio e, dopo essermi ben rimirata il trucco davanti allo specchio, uscii di tutta fretta.

Fuori dal bagno mi imbattei in un un particolare figuro, dicesi più precisamente nel presidente dell’azienda.

Presidente anziano, si intende.

Figlio del fondatore, per essere inequivocabili.

Io sorrisi, perché non sempre è dato di incontrarlo. E sfoderai il mio imperdibile “Buonasera, dottore”, detto con voce bassa e professionale, per convincere il personaggio, con le poche parole che mi erano concesse, dell’ottima qualità del mio lavoro e della mia persona. Della mia serietà. Della mia impeccabilità. Della mia pro-fes-sio-na-li-tà.

Parapà.

Poi mi volsi, con il più naturale dei gesti, e mi incamminai a passi sicuri e a testa alta verso il mio ufficio, per recuperare la giacca e la borsa.

Mostrando Snoopy, le righe, il sipario e tutto il resto alla più alta carica gerarchica dell’azienda, perlopiù settantenne.

Roba che se non gli è venuto un colpo per l’assurdità della scena come minimo mi promuove.

Attendo trepidante gli esiti.

mercoledì, 08 ottobre 2008
author: abigaill
category: vita, casa
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Qui a Milano cercare una casa è abbastanza complicato.

Una casa vera, intendo.

Se siete interessati a loculi e tumuli vari, nessun problema: ne trovate in abbondanza. A vivere in un appartamento mansardato di 25mq commerciali -calpestabili facciamo 18 e non ci pensiamo più, signoraèunveroaffare- ci sono un sacco di vantaggi. Le pareti ti calzano a pennello, la sensazione è quella romantica di due cuori e una capanna, le pulizie puoi farle in un quarto d’ora. L’unico inconveniente è che in già indossare il cappotto presenta dei seri problemi logistici, ma non vale la pena di sottilizzare.

Sottilizzarsi, al massimo, potrebbe essere utile. Ma comunque.

A Milano si trovano spesso questi graziosi micro-mono-bilo-cali dove la cucina da campeggio confina con il tavolo che copre parzialmente il divano e la televisione 12 pollici troneggia sul frigo. Il bagno, in questi allegri appartamenti su misura di gnomo, è un contenitore verticale che necessita di turni alternati con zone a traffico limitato e piani di viabilità. C’è da dire che puoi comodamente dormire in balcone, così contrasti l’afa estiva e non hai bisogno del condizionatore.

Se sei proprio fortunato, nella tua ricerca ti imbatti in una casa “stile vecchia Milano”: vanno a ruba, quindi non puoi lasciartele scappare. La descrizione lascia spazio a interessanti interpretazioni. Potrebbe darsi che stiano cadendo a pezzi perché hanno resistito a due guerre e ora gettano le armi -ma vuoi mettere vivere in una casa anni ‘20? è così cool, se sopravvivi all’intonaco che si stacca dal soffitto quando chiudi la porta- oppure che siano case “di ringhiera”.

Questa deliziosa definizione prospetta l’idea di vivere a stretto contatto con vicini di qualsiasi genere, che ti chiedono il sale affacciandosi dalla porta o bussando alla parete del tuo bagno mentre ti depili le gambe. Se poi hai la malaugurata idea di arrenderti ai 40 gradi del luglio milanese e di aprire le finestre, la tua residua intimità è stroncata per sempre.

Un'altra possibilità è decidere di stare “fuori Milano”. E qui si apre un mondo parallelo e variegato, perché per gli agenti immobiliari la provincia si estende da San Donato fino a Bari e Caltanissetta. Tipo che per venire al lavoro devi partire la sera prima. O dormire in ufficio.

“Epperò il weekend ti godi la campagna, la montagna, il verde, la vi-vi-bi-li-tà”. Anche io la pensavo così. Poi però ho riflettuto: se devo passare tre ore al giorno in una macchina inchiodata nel traffico ad ascoltare programmi radiofonici di dubbio gusto, almeno che sia per raggiungere una casetta azzurra sul mare con i gabbiani e le onde. Se no me ne sto a Milano a riempirmi i pomoni di PM10 ma almeno non divento socio sostenitore della Shell.

All’attività matta e disperatissima della ricerca di una casa si accompagna infine quasi sempre una incantevole attività gemella: la ricerca di un mutuo. Questa è una occupazione molto istruttiva e di notevole ingegno, una specie equivoca di caccia al tesoro.

C’è da dire che in questa fase di –diciamo così- congiuntura economica in flessione, fare un mutuo a tasso fisso è un suicidio. La spiegazione professionale che ci è stata fornita a sostegno di questa tesi suona più o meno così: “è come mettersi un cappio al collo con una pietra e buttarsi a mare”. Ok, ma il tasso variabile a dirla tutta mi inquieta un pochino: sarà perchè da come sono saliti fino ad ora già a nominarli, quegli Euribor e quegli Spread, alcuni si toccano abbondantemente, che manco davanti al carro funebre?

Rimane il mutuo mezzoemezzo, unquartoedue, trepertre ciapa chel ghè. Tipo che per i primi anni è fisso, poi è variabile ma non proprio completamente, poi ritorna fisso a suo piacimento, fa la ola e la piroetta. Puoi cambiarlo una volta sola o due o tre ma stai tranquillo che è poco costoso, poco pochissimo giurin giurello. Però già che ci siamo ci sarebbe anche da firmare l’assicurazione obbligatoria di cinquemila fantastilioni per la casa: vuoi mica tutelarti contro incendio, furto, sfregio, occupazioni, scioperi, esplosioni atomiche? Che c’è da ridere? Poi c’è quella su di voi, si proprio su di voi, per gli infortuni, gli incidenti, i fulmini, l’annegamento, le stigmate e la resurrezione anticipata. La polizza vita, morte e miracoli. Dove andate? Hey, dico a voi...!!

Perché bancari si nasce e non vale toccare ferro, loro ne sanno una più del diavolo mentre tu sei un povero sfigato da cui si devono tutelare. Che è un periodo nero, mica possono rischiare. Loro non hanno niente, povere stelle.

Mentre tu sei proprietario di una casa.

Mica cotiche.

giovedì, 02 ottobre 2008
author: abigaill
category: lavoro, giorni, foglie
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Il cielo è grigio mica male, ho inserito tre Cassazioni sul sito e più tardi devo andare dal dentista.

Io odio l’autunno.

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