Impara a tenerlo in bocca il sapore delle cose.
E scrivilo, che così un po’ di saliva te la togli da sotto la lingua e la sputi sul foglio.
Lei ti ha preso sul serio: crede a quello che sai scrivere. Ma ti chiede un passo in più. Non mostrarmi quello che hai fatto fino ad ora, mostrami cosa da ora puoi fare. Guarda avanti.
Prenditi sul serio anche tu. Basta con le celebrazioni di quello che è stato. Continua a vibrare, asseconda il movimento. Non crogiolarti nei traguardi già raggiunti. C'è n'è uno nuovo di fronte a te, forse quello che più desideri.
Puoi reggere questo peso. Lo conosci. Si chiama aspettativa. L'hai avuta sulle spalle per tanti anni e per motivazioni meno utili ai tuoi fini. Ora basta reggerla il tempo che ti serve a partorire di nuovo quella storia. Loro aspetteranno il tempo necessario.
L'ha detto anche lei, non avere fretta. La voce l'hai trovata, si sente dal racconto. Hai abbandonato la pomposa didascalia della prima giovinezza per approdare ad un mondo di personaggi credibili e di storie. Continua su quella strada, non mollare.
E soprattutto smettila di cercare equilibri immobili, di stare in cima ad una sedia alta in silenzio per non essere preda dell’animale che ti abita. Decidi di addomesticarlo. Ora gli strumenti li hai: sono tutti nelle tue mani.
Scrivi, scrivi, scrivi. E quando hai preso coraggio, vai in giardino e sveglia il gigante che dorme sotto l'albero.








