Ieri sono stata a Palermo per lavoro. Una sbattuta allucinante, vai e torna, corri qui e corri là. Però mille lodi ad una città ricca d'arte e di storia, con un clima e un'accoglienza meravigliosi.
E il mare. E che mare.
Va beh, dicevo, ieri sono andata a Palermo e ho pranzato in un ristorantino delizioso, dopo una riunione che ha provato molto i miei nervi. Avevo una fame atavica provocata dalla tensione per una situazione che mi sono trovata di colpo a gestire e che -sempre se ne esco viva- si rivelerà certamente anche una bella opportunità. Continuavo a ripetermi devo fare bene, devo dare il meglio, devo essere perfetta anzi di più:una situazione ideale per il mio censore interno che già normalmente vive con una pistola puntata alla mia tempia. Figuriamoci ora. E che palle.
In ogni caso. Antipasti: pesce. Primi: pesce. Secondi: pesce. Granite: limone, per fortuna. In ogni caso ho spazzolato tutto neanche fossi un aspirapolvere. Il punto è che a me di solito non piace il pesce. Le cozze e le vongole, in mezzo agli spaghetti, me le mangio anche. Il fritto pure. Però sa di fritto, non di pesce.
Insomma ieri ho mangiato di gusto calamari, polipi in insalata, involtini di pescespada, pasta con le sarde e chi più ne ha più ne metta. Ma la cosa che mi ha sconvolto è stato il commento di un collaboratore siciliano: "certo che dai soddisfazione, si vede che ti piace il pesce".
Eh?
Il punto è che tutto sta cambiando e io pure. Veloce, veloce, veloce!
Il prossimo passo è diventare un'estimatrice della trippa in umido. Poi prendere ill brevetto di volo. E allevare ragni.







