giovedì, 06 agosto 2009
author: abigaill
category: mare, viaggi, mondo
comments: commenti (popup) | commenti

I coccodrilli e gli orango-tanghi li lasciamo qui a Milano, con le loro borsette eleganti, le scarpe firmate e i due fili di cachemire, che tanto fa caldo e non serve. Li salutiamo con la mano, li ritroviamo a settembre. Forse per allora avremo capito quanto ci interessi la loro compagnia e quanto anche no.

I piccoli serpenti li abbandoniamo sull'aereo, liberi di vivacizzare la vita di anziane signore. Lingue biforcute non ne vogliamo più, meglio che utilizzino altre doti. Le cattiverie gratuite se le dicessero tra di loro, che tra rettili si intendono meglio.

L'aquila reale viene con noi, per ricordarci di volare alto. Non un volo a metà, non un dolce planare. Un bel volo alto e fiero, che è appena iniziato e che continuerà a lungo. 

Il gatto è in vacanza dai nonni.

Il topo e l'elefante non sono pervenuti, ma abbiamo il pescio pallo. Che basta e un pochino avanza pure.

I leocorni non si vedono, come sempre. Speriamo di trovarli al mare, tra un tuffo e un altro. Ma in caso contrario non ci abbatteremo. Qualcuno diceva che l'essenziale è invisibile agli occhi. E io dopo tanti anni continuo ad essere d'accordo con lui.

Buona estate...

giovedì, 26 febbraio 2009
author: abigaill
category: mare, amici, passato
comments: commenti (2)(popup) | commenti (2)

Mi ricordo di quell’estate come quella del mio primo vero gruppo, con quella pazza di Doris a fare da collante. Ero timida e pure bruttina mica male, con quel taglio a scodella che lasciamo perdere.

Quindici anni aspri.

A casa avevo gli amici profondi, pochi da tenere tutti in una mano, non un gruppo. I miei rapporti erano personali, di confidenza, di uscite tra pochi, in due o tre. Le dinamiche della collettività mi facevano arrancare. Stavo zitta, perlopiù, quindi scomparivo. E sinceramente non ero fatta per scomparire, quindi preferivo dinamiche più raccolte.

In breve, ero una rottura di palle già allora.

Il mare era bellissimo in quella Basilicata brusca, deserta per chilometri intorno. Avevamo un nido, con le tende e i letti a castello, quelle strane pensiline a listelli di legno che ci evitavano il fastidio di affondare con i piedi nella sabbia mista agli aghi di pino.

Doris era espansiva e piena di energia, la tipica ragazza curata, che si sa truccare e vestire, in città probabilmente non mi avrebbe degnato di uno sguardo. Ma lì eravamo in un altro mondo e lei non era così superficiale come voleva far credere, bastava grattare via un po’ della superficie dorata. E poi c’erano i tre romani. Tre ragazzi così diversi. Un angelo biondo, Jim Morrison sui generis, che Doris idolatrava. Un altro che sembrava sempre altrove, con gli occhi blu e un sorriso obliquo. E uno pieno di riccioli, che mi voleva bene.

Tanti altri metto sullo sfondo di quell’estate. Tanti nomi, tante persone, tante feste, tanta spiaggia, tanto stiamo insieme, tanto vieni anche tu, si, tu, quella timida, con quelle salopette colorate e i capelli da maschio, quella che a volte non sa cosa dire, quella che ha sempre paura di sembrare fuori posto.

Io avevo una storia da raccontare. La ricordavo a memoria, la recitavo in spiaggia la sera per tutti quelli che me la chiedevano. Era una storia scema che faceva un po’ paura. Non me la ricordo, ma ricordo come mi sentivo.

Avevo una parte. Nella rappresentazione c’ero anche io.

Amarcord.

PS Quello con i ricci ha fatto poi il fotografo. E, a dirla tutta, è parecchio bravo.

martedì, 09 settembre 2008
author: abigaill
category: mare, viaggi, mondo
comments: commenti (1)(popup) | commenti (1)

Sono tornata.
Rilassata, rinfrancata, abbronzata.
Propongo una petizione: un mese di vacanza almeno tre-quattro volte all’anno.

 

Il ritorno al lavoro è stato vagamente traumatico ma in fondo sono fiera di me perchè l’ho affrontato con lo spirito giusto, dimostrando un sano attaccamento alla mia posizione e una precisa volontà di rientrare nei giusti ritmi della vita cittadina.
Lunedì mattina ho pensato di dare fuoco alla scrivania.
O di farne legna per un falò collettivo aziendale.

 

Comunque tutto sommato non è andata tanto male.
In due giorni ho già evaso quasi completamente le 91 mail che si accalcavano nella mia casella di posta utilizzando a piene mani il magico comando CANC, che permette una risoluzione delle questioni facile e veloce. Ho ricominciato a parlare al telefono, a indossare scarpe da ufficio riempiendomi di vesciche e a mettere in ordine casa.

 

Il tutto con saggia calma. Cercando di domare la mia scimmia dell’ordine. Respirando come facevo al mare.

 

Queste vacanze sono state importanti per tanti motivi. Il principale è che mi hanno lasciato in dote dei progetti nuovi, ancora incartati con la pellicola trasparente. Sono arrivati in maniera naturale, senza ansia o paura. “C’è da fare, c’è da fare, c’è sempre qualcosa da fare” come cantava Irene Grandi e noi lo faremo, che la vita è movimento, evoluzione.
La nostra soprattutto.

 

Un altro motivo degno di nota e che ho una storia. Un’idea. Un racconto, forse un racconto lungo. Per ora sembra resistere ai giorni, vedremo poi che strada prenderà. Mi ha fatto compagnia nei pomeriggi caldi di Formentera, quelli in cui tu dormivi accanto a

me rubandoti l’unica ombra. E la sabbia e il mare scomparivano nella mia testa.

 

Ho tante cose da raccontare su questo lunghissimo mese, che si è concluso con il mio 30mo compleanno...ma non ho fretta.

 

Perché le cose belle, quando voglio, me le trezzeo e non le butto sul bancone tutte insieme.


venerdì, 01 agosto 2008
author: abigaill
category: mare, viaggi, giorni, passato
comments: commenti (2)(popup) | commenti (2)

Ci siamo. Manca una sola settimana alla partenza. Il countdown può ufficialmente cominciare.
 
Champagne! (...per brindare a un incontrooooo...con teeeeee che già eri di un altroooooo...)
 
Questa sarà una lunga lunga estate. Un mese lontano da qui. Ecchisselo ricorda, un mese di ferie?
 
Estate 2007: una settimana a Rodi a luglio, una settimana a Ischia ad agosto. Isole incantevoli. Rodi di mare, natura e storia. Affittiamo una macchina e ce la giriamo tutta da capo a piedi. Le spiagge deserte, il tempo per noi, le sere nel borgo medioevale illuminato dalle torce. Ischia di cuore e pelle, in modi diversi ci ha regalato quello che siamo oggi. Unico neo del fare due settimane distinte: sono più veloci della luce. Quando inizi a stare bene, a sentire il respiro rallentare, i muscoli del viso rilassarsi…ecco che sei già lì a rifare la valigia. E in un battibaleno ti ritrovi in ufficio.
Lindos
 
Immagine 007
Estate 2006: una settimana in Tunisia da sola. Per concludere quel 2006 importantissimo come era iniziato: da sola, guardandomi dentro, affrontando la vita su due piedi finalmente un po’ più radicati. Un’estate passata a lavorare in Decathlon (con laurea e master a osservarmi divertiti dalla parete del soggiorno) che sfocia in una vacanza passata con due ragazze di Desenzano mediamente scoppiate conosciute sull’aereo di andata. La loro stanza che odora di profumi e trucchi e loro che mi dipingono bella sorridente e leggera, pronta a ballare nei locali tunisini con strambi pugliesi che lavorano a Port El Kantaoui.
 
IMG_0057
Estate 2005: Puglia, puglia e ancora puglia. Due settimane dal Gargano fino al Salento, da Peschici a Porto Cesareo passando per Santa Maria di Leuca. Visite agli amici sparsi in ogni dove. Marina, Ale, Sara e l’allegra combriccola parcheggiati a Margherita di Savoia, Antonella al blasfemo Santa-Maria-al-Bagno. Un mare devastante. Io che imparo a fare i tuffi dall’alto e metto maschera e boccaglio per inseguire i pesci. Un furgone parcheggiato sulle scogliere. Il castello di Federico II che si accoglie con la sua magia. Uelà…
 
Puglia
Estate 2004: Francia. Due settimane tra Normandia e Bretagna. Un’immersione di luce grigia e azzurro polvere, malinconia. Se rinasco voglio fare il pescatore a Brest. Comprarmi una casa a Saint Malo, sulla costa spazzata dal vento. O in mezzo al verde di Rouen. Scrivere. E poi andare a Parigi solo per le presentazioni del libro, comprarmi un cappello, arrotolare le parole sotto la lingua. Oui, mon petite étoile…
Mont San Michel
 
Estate 2003: Arieccolo, finalmente, il mese di vacanza: i mio viaggio di laurea. 6.000 km in giro per l’Europa: Francia del sud, Spagna del sud, Portogallo tutto dalla coda alla punta e poi Spagna del nord fino ai Paesi baschi. Troppi posti, troppi nomi, troppa vita tutta insieme negli occhi e nelle mani per ricordare tutto. Alcaraz, un paese di terra rossa dimenticato da Dio e dagli uomini in Andalusia. Sagrés e le sue scogliere di quaranta metri a picco sull’oceano. Lisbona, regale luminosa e piena di respiro. Obidos, Coimbra, Fatima. E poi Porto, arrampicata sulla terra e assediata dall’acqua, la Napoli del Portogallo con i vicoli stretti e l’espressione fiera. La Coruña e la luce tagliente del tramonto. Bilbao, San Sebastian e Zarautz, abiti per le mie storie.
Zarautz (Paesi baschi - Spagna)
 
Ed eccoci qui, dopo cinque anni: c’è di nuovo un mese di fronte a me. Giorni e tempo vuoto, da occupare o lasciare scorrere come olio sulla pelle troppo secca. Per ritrovare la mia morbida lucentezza.
 
Un mese per leggere, nuotare, dormire, camminare, scrivere, ridere, fare l’amore.
 
Me lo merito.
 
Au revoir....
martedì, 29 aprile 2008
author: abigaill
category: mare, viaggi
comments: commenti (1)(popup) | commenti (1)

Noi non ci facciamo impressionare. Siamo centrati su noi stessi.

Amiamo i viaggi in infradito di plastica, bermudoni e camicie a fiori. Le cose vere. Autentiche. Come l’amaro Averna e il gusto pieno della vita.

Però, però, però....oggi a dirla tutta mi sento di spezzare una lancia in favore di un paio di cosucce tipo:

1. La colazione a bordo piscina con le frittelline calde e lo sciroppo d’acero, scaldati dal sole che si riflette dolcemente sull’acqua

Immagine 018

(si va beh ma vuoi mettere Billa che salta sul tavolo e si mangia le briciole dei Benvenuti di cioccolato che poi ai gattini fanno anche male e tu cerchi di toglierla da lì perchè ti riempie di peli il succo d’arancia comprato al supermercato sotto casa in offerta 3x2 e chiudi al volo la finestra perché a Milano fa ancora un freddo cane e siamo a Maggio?)

2. La spiaggia privata e il mare azzurro della Sardegna, il vento profumato di fiori, la risacca che ti culla

Immagine 029

(certo certo certo però anche sui Navigli si sente in sottofondo il dolce suono dell’acqua che scorre magari un po’ coperto da qualche macchina un motorino o due e il tram che ti riporta ai tempi dell’infanzia rischiando di travolgerti sul binari senza neppure rallentare così senti l’aria sul viso e il profumo e che profumo…)

3. Le casette a colori pastello circondate dalla foresta tropicale e gli alberi popolati da uccelli colorati che ti svegliano la mattina con i loro richiami

Immagine 011
(si ma alla fine svegliarsi è bello dovunque se si ha accanto chi si ama anche la mattina alle quattro e mezza rantolando a luci spente per andare a condurre un tg finanziario e parlare per due ore di cct btp piripì e con il diluvio universale che ti attende in strada e il verde più vicino a due ore di macchina che una passeggiata rilassante nel tuo quartiere la fai dribblando borseggiatori se ti va bene)

4. I fenicotteri rosa che dormono su una zampina sola

Immagine 020

(e va beh a Milano ci sono i piccioni, e allora?)

NDR: Il Forte Village è un posto assolutamente DEVASTANTE. Eppoi se il tuo famosissimo fidanzato giornalista deve lavorare e ti imbuca gratis a un convegno, meglio ancora…


mercoledì, 19 marzo 2008
author: abigaill
category: mare
comments: commenti (4)(popup) | commenti (4)

Dove voglio vivere

 

Voglio svegliarmi con addosso l'odore del mare.

Sentire sulla pelle il sale che crea una pellicola.

Respirare con i polmoni che ritrovano il loro spazio.

Nuotare al largo e tuffarmi dagli scogli.

Riempirmi gli occhi di verde e di blu.

martedì, 18 marzo 2008
author: abigaill
category: mare, cibo
comments: commenti (6)(popup) | commenti (6)

Ieri sono stata a Palermo per lavoro. Una sbattuta allucinante, vai e torna, corri qui e corri là. Però mille lodi ad una città ricca d'arte e di storia, con un clima e un'accoglienza meravigliosi.

E il mare. E che mare. 

Va beh, dicevo, ieri sono andata a Palermo e ho pranzato in un ristorantino delizioso, dopo una riunione che ha provato molto i miei nervi. Avevo una fame atavica provocata dalla tensione per una situazione che mi sono trovata di colpo a gestire e che -sempre se ne esco viva- si rivelerà certamente anche una bella opportunità. Continuavo a ripetermi devo fare bene, devo dare il meglio, devo essere perfetta anzi di più:una situazione ideale per il mio censore interno che già normalmente vive con una pistola puntata alla mia tempia. Figuriamoci ora. E che palle.

In ogni caso. Antipasti: pesce. Primi: pesce. Secondi: pesce. Granite: limone, per fortuna. In ogni caso ho spazzolato tutto neanche fossi un aspirapolvere. Il punto è che a me di solito non piace il pesce. Le cozze e le vongole, in mezzo agli spaghetti, me le mangio anche. Il fritto pure. Però sa di fritto, non di pesce.

Insomma ieri ho mangiato di gusto calamari, polipi in insalata, involtini di pescespada, pasta con le sarde e chi più ne ha più ne metta. Ma la cosa che mi ha sconvolto è stato il commento di un collaboratore siciliano: "certo che dai soddisfazione, si vede che ti piace il pesce".

Eh?

Il punto è che tutto sta cambiando e io pure. Veloce, veloce, veloce!

Il prossimo passo è diventare un'estimatrice della trippa in umido. Poi prendere ill brevetto di volo. E allevare ragni.