giovedì, 06 agosto 2009
author: abigaill
category: mare, viaggi, mondo
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I coccodrilli e gli orango-tanghi li lasciamo qui a Milano, con le loro borsette eleganti, le scarpe firmate e i due fili di cachemire, che tanto fa caldo e non serve. Li salutiamo con la mano, li ritroviamo a settembre. Forse per allora avremo capito quanto ci interessi la loro compagnia e quanto anche no.

I piccoli serpenti li abbandoniamo sull'aereo, liberi di vivacizzare la vita di anziane signore. Lingue biforcute non ne vogliamo più, meglio che utilizzino altre doti. Le cattiverie gratuite se le dicessero tra di loro, che tra rettili si intendono meglio.

L'aquila reale viene con noi, per ricordarci di volare alto. Non un volo a metà, non un dolce planare. Un bel volo alto e fiero, che è appena iniziato e che continuerà a lungo. 

Il gatto è in vacanza dai nonni.

Il topo e l'elefante non sono pervenuti, ma abbiamo il pescio pallo. Che basta e un pochino avanza pure.

I leocorni non si vedono, come sempre. Speriamo di trovarli al mare, tra un tuffo e un altro. Ma in caso contrario non ci abbatteremo. Qualcuno diceva che l'essenziale è invisibile agli occhi. E io dopo tanti anni continuo ad essere d'accordo con lui.

Buona estate...

sabato, 09 maggio 2009
author: abigaill
category: mondo
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Raccolgo l’invito di Zauberei e posto anche io questo video trasmesso da Gad Lerner durante l’ultima puntata de “L’infedele”.

In questi giorni, anche grazie alla (ex?) signora Berlusconi e alle attitudini cavernicole del suo (ex?) consorte si è acceso un notevole dibattito sulla questione dei modelli femminili dilaganti, dunque delle donne, dei loro corpi e di come questi vengano (da loro o meno) usati.

La discussione che –in rete ma non solo- tiene banco, si incentra soprattutto sul rapporto tra i ruoli delle donne proposti dal mezzo televisivo, che è ormai divenuto soggetto dotato di personalità propria: non più solo contenitore di vite altrui ma ora elemento famigliare –di famiglia- in senso stretto. Sorella TV ti presenta un mondo e i suoi abitanti, ma rispetto ad essi non è passiva: piuttosto è una specie di sorella maggiore che ti spiega come truccarti, come vestirti, cosa dire, cosa pensare di te stessa. Ti instrada (spesso in senso letterale), ti consiglia, ti fa da specchio. E’ invasiva, come molte sorelle maggiori. Non se ne sta al posto suo.

Ora, che la televisione mercifichi il corpo femminile oltre limiti ormai largamente offensivi per qualsiasi donna media emerge anche con la semplice visione di un paio d’ore di programmazione quotidiana. Dal documentario, che è girato molto bene, emerge invece anche altro. Innanzitutto un generalizzato senso di nausea dovuto alla concentrazione di immagini e parole montate in maniera compulsiva, che fanno rendere conto di una somma di gesti che si mischiano alla macelleria televisiva e la rivestono di significati ulteriori. Non è solo il vendere quarti di cosce e chili di tette a tutte le ore. E’ il fatto che questo diventi un modello, ad essere grave. E’ il fatto che i gesti femminili, del femminile profondo, non hanno spazio nel mezzo televisivo. Vengono svuotati di significato, resi invisibili.

Dice bene Loredana Lipperini quando cita l’unica contrapposizione che sembra emergere dal dibattito sulle donne in televisione e dalla mercificazione del corpo che loro stesse operano: da una parte le moraliste baffute, dall’altra le liberal in tacchi a spillo. Io sono d’accordo con lei. Non è questione di essere belle o meno, di voler mostrare le proprie gambe o meno. Il punto è che l’essere belle e mostrare le gambe è ad oggi urlato come unico modello femminile imperante. Una dodicenne che accende la televisione e vede solo donne il cui potere si esprime attraverso il mostrare le gambe penserà che, se vuole avere lo stesso potere, dovrà farlo anche lei. Con che coraggio questa è chiamata libera scelta?

Ho sempre rifuggito l’incanalamento in una gabbia di genere, le risposte automatiche dell’appartenenza a un gruppo, seppur vasto come quello delle donne. Ho sempre amato molto di più confrontarmi con le singole individualità senza crearmi un percorso obbligato, come spesso fanno le ideologie, all’interno delle quali ho sempre racchiuso anche il femminismo. Cioè, dicevo, chissenefrega se sono femmina o maschio, del nord o del sud, liceale o lavoratrice o tutt’e due. Chissenefrega cosa c’è prima di me, prima di questo discorso. Chissenefrega di quello che ci ha portato qui, che tu vedi guardando me e io vedo guardando te. Parlami. Punto. Scambia con me quello che riteniamo entrambi. Usa il linguaggio, le parole. Guardami attraverso di esse. Amami attraverso di esse.

Io ci sono sempre riuscita, grazie anche alla forma mentis con cui mio padre ha influito nella creazione della mia identità di bambina e dunque di femmina. Lui mi ha sempre visto e creato e cresciuto come essere dialogante, pensante e creativo che ottiene maggiore approvazione tanto più coltiva queste tre qualità. Il fatto di essere femmina è arrivato molto dopo, quindi ha acquisito un peso infinitamente minore, quello del tempo successivo, per intenderci, quello del tempo in cui il vaso è quasi asciutto e l’argilla ha già preso forma. Dunque dicevo. Io ho sempre pensato che questa cosa del valutarci reciprocamente in quanto femmine o maschi era una cazzata. Non sono mai stata femminista per il semplice motivo che nella mia testa non ce n’era bisogno.

Ma questo può essere vero solo fino a quando l’esistere in quanto creatura profondamente pensante e femmina nello stesso tempo non è messo in discussione. Altrimenti si cambia. Altrimenti il genere, non riconosciuto in quanto tale, ingabbiato in immagini sempre più umilianti di sederi appesi come prosciutti e timbrati tra le risate generali, ridiventa improvvisamente importante.

Si sente il bisogno di difendere solo ciò che messo in pericolo. E io inizio a sentire per la prima volta un moto reale di partecipazione di fronte a queste immagini. Non basta più che io le ignori, solo perchè non mi è mai interessata la televisione. Non importa più che la società delle immagini non sia uno spazio in cui mi ritrovo o mi confronto.

Questa subcultura è arrivata fino a me, fino ai confini dell’impero televisivo.

E mi offende a prescindere.

In quanto donna, ma soprattutto in quanto essere umano.

giovedì, 20 novembre 2008
author: abigaill
category: mondo, aria, futuro
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Avremo quote d’aria.

Ne compreremo a metri cubi, la stiveremo in cantina dentro appositi recipienti pressurizzati.Ci saranno sistemi di ricircolo che la porteranno in tutte le case, in tutti gli uffici. Tunnel di vetro uniranno ogni ambiente abitato, le città saranno immense distese di tubi in cui ci muoveremo come formiche.

Confonderemo il fuori e il dentro, fino a che il fuori per noi non avrà più alcun senso.

Avremo bolle morbide di plastica personalizzate per muoverci nei grandi spazi. Enormi polmoni come quelli degli astronauti ci seguiranno a ogni passo.

All’inizio ricorderemo con nostalgia l’aria salmastra o l’aria di neve. Per i nostri figli queste idee non avranno invece alcun senso. Per loro l’aria sarà solo un ricircolo, un bottone da premere, una dialisi a cui ci si rassegna.

Dacci oggi la nostra quota d’aria quotidiana, diranno nelle chiese.

Non tutti potranno comprarsela. I poveri respireranno l’aria usata che uscirà dai tubi delle case. I ricchi invece conserveranno gelosamente i costosissimi profumi e gli odori contenuti in boccette colorate. Il respiro di ogni posto, di ogni città, di ogni paese.

Tutti gli altri vivranno a metà, cercando di respirare a piccoli sorsi.

obama

Siamo ancora in tempo a togliere il cappio del petrolio che ci siamo messi al collo. Lo dico sottovoce a te, perché l’unico colore che per me conta è il verde delle tue idee.

martedì, 09 settembre 2008
author: abigaill
category: mare, viaggi, mondo
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Sono tornata.
Rilassata, rinfrancata, abbronzata.
Propongo una petizione: un mese di vacanza almeno tre-quattro volte all’anno.

 

Il ritorno al lavoro è stato vagamente traumatico ma in fondo sono fiera di me perchè l’ho affrontato con lo spirito giusto, dimostrando un sano attaccamento alla mia posizione e una precisa volontà di rientrare nei giusti ritmi della vita cittadina.
Lunedì mattina ho pensato di dare fuoco alla scrivania.
O di farne legna per un falò collettivo aziendale.

 

Comunque tutto sommato non è andata tanto male.
In due giorni ho già evaso quasi completamente le 91 mail che si accalcavano nella mia casella di posta utilizzando a piene mani il magico comando CANC, che permette una risoluzione delle questioni facile e veloce. Ho ricominciato a parlare al telefono, a indossare scarpe da ufficio riempiendomi di vesciche e a mettere in ordine casa.

 

Il tutto con saggia calma. Cercando di domare la mia scimmia dell’ordine. Respirando come facevo al mare.

 

Queste vacanze sono state importanti per tanti motivi. Il principale è che mi hanno lasciato in dote dei progetti nuovi, ancora incartati con la pellicola trasparente. Sono arrivati in maniera naturale, senza ansia o paura. “C’è da fare, c’è da fare, c’è sempre qualcosa da fare” come cantava Irene Grandi e noi lo faremo, che la vita è movimento, evoluzione.
La nostra soprattutto.

 

Un altro motivo degno di nota e che ho una storia. Un’idea. Un racconto, forse un racconto lungo. Per ora sembra resistere ai giorni, vedremo poi che strada prenderà. Mi ha fatto compagnia nei pomeriggi caldi di Formentera, quelli in cui tu dormivi accanto a

me rubandoti l’unica ombra. E la sabbia e il mare scomparivano nella mia testa.

 

Ho tante cose da raccontare su questo lunghissimo mese, che si è concluso con il mio 30mo compleanno...ma non ho fretta.

 

Perché le cose belle, quando voglio, me le trezzeo e non le butto sul bancone tutte insieme.


mercoledì, 23 luglio 2008
author: abigaill
category: lavoro, mondo
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No, no, sono viva. Dico davvero.

I miei quattro neuroni fanno la spola tra il c.p.c. e il c.p.p. e il c.p. e il c.c. però tutto bene.

Passo la maggior parte delle mie (troppo) lunghe giornate maledicendo le conversioni dei decreti legge alla fine di luglio, i pacchetti sicurezza e le vomitevoli immunità alle alte cariche dello Stato degne di una repubblica delle banane.

(Alte cariche, poi. Direi piuttosto nane. E malefiche, per rimanere in tema.)

A proposito: ragionavo stamattina tra un codice e l'altro -un ragionamento en passant, ovviamente- su come sia disastroso non indignarsi più, non sentire più affiorare la nausea dei vent'anni, quella nausea sana che ti fa riconoscere da lontano le schifezze e gli inciuci e che ti ricorda di avere forze, voglia, energia per pensarla diversamente. E per dirlo, anche. Ma comunque.

Non scrivo, porca miseria. Lo dico da troppo. Ma adesso ha una ragione. La maggior parte del tempo lo passo cercando di remare contro le chiusure redazionali, tentando di risolvere i problemi mettendo toppe e falle a destra e a manca, giocando di sponda con i nervi e non guardando mai giù, dritta come un fuso con la faccia al sole, in equilibrio sui trampoli di un lavoro che imparo a fare ogni giorno.

Nei ritagli del giorno mi riparo dai colpi bassi. Segno il territorio, per così dire. Esperta certamente no, ma neppure stupida. Ricordalo, darling.

Ma gratuitamente felice quando chi mi ha insegnato tutto -quel poco che so- mi dice "sono fiera di te, per quel che può valere". Lascia perdere, che vale, sai...

Per il resto, nulla...si contano i giorni e i gironi, come i condannati. Ora d'aria. Dai che manca poco. Respira, respira.

Quello che ora mi sembra certo è che la mia magnifica estate si avvicina a grandi passi. E che io me la voglio godere. A settembre si vedrà, settembre è un altro giorno, un'altra vita...e si tornerà a raccogliere ciò che si è seminato.

Speriamo che il raccolto sia buono. Incrociamo le dita.

NDR Sabato concerto dei REM (tira il fiato, profondo profondo profondo...poi rituffati, ma solo per poco)